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Intervist@ Malusa Kosgran

giustina

Malusa Kosgran, sceneggiatrice, scrittrice, illustratrice. Ma anche blogger e restauratrice per diletto.
Una quotidianità scandita dai pasti principali.
Si può migliorare? Certo, si deve!
Ecco la personale evoluzione di Malusa.
PARLI MAI DI CIBO NEI TUOI LIBRI? Sì, certo. Ho scritto per un paio di anni dei racconti per l’house organ di Marina Rinaldi, e in quel contesto il cibo era il “piatto” forte. Anche nel mio ultimo libro, “Banchi di nebbia” c’è un racconto (“Il bendaggio”) che ne parla.
CHE RUOLO HA L’ALIMENTAZIONE NELLA TUA QUOTIDIANITÀ? Essendo una libera professionista non ho orari d’ufficio, per cui l’alimentazione mi scandisce la giornata: sono molto ordinata. La colazione mi invita a alzarmi dal letto, il pranzo ad alzarmi dalla scrivania e la cena a cucinarmi qualcosa di gratificante…
PENSI DI VOLERE/POTERE MIGLIORARE? Si deve sempre migliorare. I miei pranzi sono più simili a delle pause-pranzo. Ammetto che se ho qualcosa di pronto e/o da scaldare, capitolo volentieri per accorciare i tempi e per non appesantirmi: poi si torna al lavoro. L’ideale sarebbe avere qualcuno che mi prepari da mangiare cose buone e leggere! O che mi faccia compagnia mentre mi preparo il pranzo, ma senza invadermi la cucina. E senza bacchettarmi! Un audio libro, magari. Se trovo un editore, provo a lanciargli l’idea… ma mi servirebbe una cuoca. Possibilmente naturale! 🙂
DA ESPERTA SCRITTRICE SEI SICURAMENTE UNA ATTENTA OSSERVATRICE, TI CAPITA MAI DI SOFFERMARTI A GUARDARE LA GENTE MENTRE MANGIA? COSA VEDI?           Tanta tanta distrazione. Smartphone e monitor vari che monopolizzano l’attenzione. Poco amore per quello che il piatto offre. A prescindere dalla ricetta. Alle volte sembra che il gusto sia relativo. E che sia sufficiente saziarsi.
COME RIESCI AD ORGANIZZARTI TRA LAVORO, CUCINA, SPESA E IL RESTO?                          Quando il frigo è vuoto e approdo alle scatolette – i legumi li prendo in scatola, lo ammetto – capisco che è arrivato il momento di fare la spesa. Se sono a casa, la sera cucino volentieri. A pranzo, preferisco imbottirmi un panino, una piadina o condire una mega insalata.

SO CHE SEI UNA GRANDE ESPERTA DI RICICLO! CHE VALORE PENSI POSSA AVERE QUESTA PRATICA? ANCHE A LIVELLO AMBIENTALE/ECOLOGICO. PARLAMI DI AGRISTYLE! Sono quasi due anni che riciclo oggetti in disuso e restauro mobili in stato di abbandono. Per me che faccio un lavoro sedentario e “di testa”, scartavetrare, dipingere, inchiodare e assemblare è una sorta di terapia scaccia pensieri. Mi aiuta a concentrarmi. Probabilmente è la sola meditazione di cui sono capace. Non sono mai stata brava a buttare via le cose. Restaurare non ha un valore ecologico come potrebbe sembrare (anche se sbandierarlo farebbe molto fico) perché, fra carta vetrata, vernici, stucchi, imballi di prodotti, stracci e solventi, si producono inevitabilmente nuovi rifiuti, per giunta difficili da differenziare. La soluzione ottimale sarebbe trattare bene i propri mobili e oggetti e non buttarli al primo graffio per comprarne di nuovi, magari a buon mercato, ma che durano una stagione.
ANCHE IN CUCINA? Ovviamente. Detesto chi lascia il piatto a metà. Chi butta il cibo. Soprattutto il pane! (Sacrilegio!) Il concetto di “scarto” dovrebbe essere bandito dalle tavole. Il pane, per esempio. Non credo di averne mai buttato una fetta. La panzanella è il mio riciclone per il pane non più fresco (ma anche secco): basta farlo a tocchetti, bagnarlo un po’ per farlo “rinvenire” e aggiungerci pomodorini, cetrioli, cipolla rossa, olive, origano, menta, ecc.
IL TUO ULTIMO LIBRO? L’ultimo libro pubblicato si intitola “Banchi di nebbia” (edito da Epika Edizioni), ed è una raccolta di racconti sulla memoria e sulla sua nemesi, l’amnesia. Di prossima pubblicazione, invece, “NUPDA – Neanche una parola d’amore – edito da Meridiano Zero, un romanzo con una banda di donne straordinarie, delle pazze furiose, come protagoniste.
TI DIVIDI TRA NORD E SUD, MA I TUOI SAPORI QUALI SONO? Origano, menta e basilico. Ma anche curry, cumino e zenzero. Il prezzemolo è il sapore della casa dei miei genitori. L’aroma del caffè è ovunque.

ENTRIAMO IN CUCINA…CI CUCINI UNA RICETTA TUTTA TUA? Io non amo i dolci, nessun dolce, però non penso di aver mai saltato una colazione in vita mia: la mia è una ricetta per chi non ama i dolci… ma i biscotti sì. La consistenza dell’impasto deve essere corposa, né liquida né solida. Con queste dosi faccio fra i 16 e i 20 biscotti.

Ingredienti

250 gr di farina integrale
Una spolverata di cacao amaro in polvere
1 tazza di riso soffiato
1 bustina di vanillina
1 cucchiaino scarso di bicarbonato di sodio
Una spolverata di frutta secca e/o mandorle tritate
2 tazzine di vincotto
Una tazzina scarsa di uvetta sultanina
Un paio di cucchiai di olio
Preparazione

Mescolate tutto senza criterio e poi fate delle pallette con un cucchiaio da minestra e un cucchiaino per non sprecare l’impasto. Informate su carta forno per 20 minuti a 180° e lasciate nel forno spento altri 5 minuti. Quando si sono un po’ raffreddati, mettete i biscotti in una scatola di latta ben chiusa, se no diventano di marmo.
E ORA SUL DIVANO…CI DICI UNA STORIA CHE PARLI DI CIBO CHE TI PIACE?                         “Afrodita” di Isabelle Allende se avete voglia di cibo intrigante e raffinato, il ciclo di libri con protagonista a Malaussène di Daniel Pennac che fa venire voglia di cucina marocchina, la graphic novel “Gourmet” di Jiro Taniguchi che stuzzica il palato coi suoi uramaki e udon assortiti, e un altro bellissimo fumetto, “L’eredità” di Squaz, che racconta le ricette della tradizione di una famiglia pugliese.

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